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IAVF (Congresso interprovinciale sull’animazione vocazionale e sulla formazione) 01 Ott 2026 Continua

Storia dell’Ordine

Genesi e sviluppo dell’Ordine canonicale

A differenza degli altri Ordini (come per esempio i Benedettini), i Canonici regolari non hanno un vero fondatore, anche se in verità S. Agostino può essere considerato, a giusto titolo, il grande ispiratore dell’Ordine canonicale.

Del resto, per lunghissimi anni, i Canonici regolari di Sant’Agostino non sono stati considerati un Ordine, ma essi si nono uniformati a direttive relativamente duttili e non uniformi, differenti da una località all’altra con forti accentuazioni locali.

E’ inoltre difficile ridurre la vocazione dei Canonici regolari, che vivono nella Chiesa, alle sole due grandi tradizioni ecclesiali: da una parte la preghiera e la vita conventuale dei grandi Ordini contemplativi e dall’altra un’attività pastorale all’interno della vita della chiesa diocesana.

Questo legame tra la vita di contemplazione e il servizio della Chiesa è stata così ben riassunta dal beato Alain de Solminihac (1593 – 1659), Abbate di Chancelade, e poi vescovo di Cahors, che vedeva nella vocazione canonicale due dimensioni o esigenze: “Una che riguarda Dio e l’Altra che riguarda il prossimo”.

Le Origini

Le prime comunità canonicali sono apparse nel secolo IV: si trattava inizialmente di chierici che vivevano in comunità con il loro vescovo, senza una regola specifica: questi chierici prendevano come modello la vita di Gesù con i suoi discepoli, e come esempio le prime comunità dei cristiani di Gerusalemme.

Tra i promotori di vita comune, Sant’Ambrogio (339 – 397) cita Sant’Eusebio di Vercelli (283 – 371), il primo in occidente a introdurre la vita comune dei chierici della sua chiesa.
San Zenone (300 – 371), Vescovo di Verona, introdusse uno stile simile nella sua diocesi.

Sant’Agostino

Ma è soprattutto sotto l’influenza di Sant’Agostino (351 – 430) che l’istituzione canonicale si organizzò in maniera più dettagliata.

Dopo una prima esperienza di vita monastica a Tagaste, Sant’Agostino, nominato Vescovo d’Ippona nel 395, trasformò il suo palazzo episcopale in un monastero di chierici e impose ai chierici della sua chiesa cattedrale la vita comune nella povertà.

Due discorsi di Sant’Agostino illustrano in modo particolare la sua visione su questo tema. Nel primo, richiama espressamente che i chierici non devono possedere nulla di proprio, e che il Vescovo non può ammettere tra i chierici, i candidati che rifiutano di sottomettersi alla legge della rinuncia totale, ed egli così afferma: “chiunque manca di fedeltà a questa legge, decadrà dal suo stato”. Nel secondo discorso, giunge a paragonare il chierico infedele a queste regole, a un vergine? che abbandona il suo monastero.

La concezione di Sant’Agostino diverrà presto il modello ideale della vita canonicale, le cui caratteristiche principali sono: la vita comune con la rinuncia alla proprietà personale, la pratica della castità e dell’obbedienza, l’amore alla vita liturgica e l’esigenza dell’esercizio pastorale. In questa visione ideale della vita canonicale, la carità fraterna e la moderazione in ogni cosa, si presentano due caratteristiche tipicamente agostiniane.

Il modello d’Ippona da allora vive una certa espansione. In effetti Sant’Agostino ha formato numerosi Vescovi dell’Africa del nord, i quali diverranno poi gli apostoli di questo modello di vita.

Disgraziatamente, le invasioni dei Vandali distrussero queste comunità canonicali. Ma numerosi discepoli di Sant’Agostino riuscirono a fuggire e trovarono rifugio nel sud della Francia, in Gran-Bretagna e in Irlanda, dove si fecero promotori della spiritualità, secondo lo spirito di Agostino.
Il più conosciuto di essi è Giuliano Pomerio che fondò una comunità di chierici ad Arles e che descrisse, verso la fine del V secolo, questo modello di vita nel libro. “De vita contemplativa”.

Inoltre San Gregorio il Grande e San Cesario d’Arles sono stati ugualmente dei propagatori della vita comune dei chierici. Le prime regole che si imposero sistematicamente tra i Canonici apparvero nell’epoca carolingia. Esse avevano lo scopo di rimediare alle situazioni di decadenza che caratterizzarono la maggioranza dei Capitoli verso la fine del VI secolo.

San Chrodegango (442 -766) Vescovo di Metz, fu il primo a redigere una regola per il Capitolo della sua chiesa e si ispira largamente, in alcuni passaggi, alla regola di Sant’Agostino.

Questa regola imponeva la vita comune, una certa disciplina, e una relativa povertà ed ebbe una larga diffusione in Francia e nell’Occidente. Il Sinodo di Aix-la Chapelle, convocato nel 816 da Luigi il Pio (778-840) innescò un movimento irreversibile per una codificazione precisa della vita canonicale, sviluppando nei dettagli la vita claustrale dei canonici.

Il monarca, aiutato da San Benedetto d’Aniene, giunse ad imporre una certa unità di regole nella Chiesa, sottomettendo I monaci alla Regola di San Benedetto e i Canonici alla regola che portava il titolo: “De institutione Canonicorum”, largamente ispirata alla regola di San Chrodegango.

La regola di Aix-laChapelle ebbe un grande merito, in quanto portò chiarezza tra la vita monastica e la vita canonicale. Quest’ultima, a differenza della vita monastica, si differenziava per il suo attaccamento al servizio pastorale nella Chiesa e per la cura dei fedeli.

La regola di Aix-laChapelle portava in sé un germe di decadenza, permettendo ai Canonici la proprietà dei loro beni.

Tutto ciò debilitò la vita canonicale, e si vedeva con urgenza una riforma non solo nella vita canonicale, ma anche nella Chiesa tutta.

In questo clima di decadenza, sorge, come superamento, il movimento di Cluny; appaiono grandi figure di riformatori, come San Romualdo, San Pier Damiani, Ildebrando di Soana, che sarà il futuro Papa San Gregorio VII.

La riforma Gregoriana

In questi decenni di fine primo millennio e inizio del secondo non mancarono tentativi di riforma In Avignone, in Provenca, nel Lazio, in Toscana, tentativi che videro il loro coronamento nel Sinodo Lateranense del 1059.

Nel Capitolo IV il Sinodo Lateranense afferma che i chierici regolari che intendevano vivere in comune, avrebbero dovuto dormire e mangiare in comune e mettere in comune i beni che appartenevano alle chiese, per tornare a vivere come la prime comunità cristiane.

Non tutti accettarono le norme del Sinodo. Nacque così la distinzione tra Canonici regolari e Canonici secolari.
La riforma fu chiamata “gregoriana” dal personaggio che, prima come cardinale con il nome di Ilbebrando e poi come Papa, San Gregorio VII, si adoperò con tutte le forze alla riforma non solo della vita comune del clero, ma della Chiesa tutta.
Molti santi del nostro calendario canonicale risalgono a questo periodo aureo della vita della Chiesa.

Dalla riforma gregoriana alla nascita delle Congregazioni canonicali

Dopo una grande fioritura, la vita canonicale soffrì un decadimento. Il motivo è ricercarsi nel fatto che le varie abbazie, prepositure e monasteri, non avevano relazioni tra di loro, né avevano un governo centrale. In verità nel secolo XII si avvertì il bisogno di riunirsi annualmente in capitoli regionali, ma i richiami dei Papi che esortavano a tale scopo cadevano nel vuoto.

Durante il papato di Innocenzo III il Concilio Lateranense IV (1215) prescrive che i Canonici Regolari e i Monaci benedettini celebrino i Capitoli provinciali (la parola provincia si riferisce ad una regione) ogni tre anni. La finalità di questi Capitoli era la discussione della riforma dell’Ordine e l’osservanza della vita comune. Questi interventi dell’autorità della Chiesa sono significativi, in quanto per la prima volta, si cerca di dare una certa organicità a tutto l’Ordine.

Una delle caratteristiche dell’Ordine era la grande varietà delle sue regole, che avevano lo scopo di regolare in qualche modo la vita religiosa dei Canonici regolari. Nel XII secolo, la regola di S. Agostino, già conosciuta e letta antecedentemente, finì con l’essere scelta dalla quasi totalità delle comunità canonicali.

Con la riforma gregoriana e soprattutto nei periodi di maggior fioritura dell’Ordine, si sentì il bisogno di una certa comunione almeno tra le case che avevano la medesima regola e vicine nello stile di vita. Erano chiamati “capitoli generali”, qualcosa di mezzo tra una centralizzazione di alcune congregazioni canonicali sorte nei secoli XV e XVI e la l’autonomia completa delle case.

A questa categoria appartenne tra le altre l’Ordine dei Premostratensi, con caratteristiche proprie, la Congregazione di S. Rufo, di S. Vittore di Parigi, di Arruaise, di Sempringham, di Abondance. Non hanno un governo centrale stabile, ma sovente il capitolo generale, a cui partecipavano gli Abati e i Superiori maggiori. Stanno sorgendo in questo modo le basi delle Congregazioni moderne. Assieme a questi capitoli generali e congregazionali in senso stretto, le abbazie, le prepositure e i  priorati autonomi continuano la loro propria vita con un certo numero di case affiliate ad una casa principale. Tutti questi raggruppamenti, con strutture differenti, sono conosciuti con il nome di Congregazioni canonicali.

La nascita della Confederazione

 

Ma fu il nono centenario del Sinodo Lateranense (1959) che rivestì una grande importanza per l’Ordine canonicale, perché divenne occasione provvidenziale per formare una Confederazione dei Canonici regolari di S. Agostino, sanzionata a approvata dal Papa Giovanni XXIII, con un breve “Caritatis unitas” del 25 maggio 1959.

Le Congregazioni, pur conservando la loro autonomia, strinsero tra loro un “Foedus caritatis” (patto di carità). Attualmente l’Ordine si divide in nove Congregazioni, confederate, presenti in tutta l’Europa, in America, in Africa e in Asia.

 

 

 

La Confederazione

 

Il nono centenario del Sinodo Lateranense (1959)  rivestì una grande importanza per l’Ordine canonicale, perché divenne occasione provvidenziale per formare una Confederazione dei Canonici regolari di S. Agostino, sanzionata a approvata dal Papa Giovanni XXIII, con un breve “Caritatis unitas” del 25 maggio 1959.

La Confederazione è presieduta dall’Abate Primate, eletto per un unico mandato di sei anni. L’Abate Primate non ha giurisdizione sulle diverse Congregazioni; si tratta di un titolo onorifico, conferito a un canonico, che costituisce un segno visibile della nostra unità. Attualmente l’Abate primate è l’Abate della Congregazione di San Vittore, Mgr. Hugues Paulze d’Ivoy.

Le Congregazioni, strinsero tra loro un “Foedus caritatis” (patto di carità). Attualmente l’Ordine si divide in nove Congregazioni, confederate, presenti in tutta l’Europa, in America, in Africa e in Asia.

Canonici Regolari

“Il vostro è un ordine molto antico puramente clericale, giacchè mette in relazione la vita religiosa, da condurre in comune, con il ministero liturgico e pastorale.”