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IAVF (Congresso interprovinciale sull’animazione vocazionale e sulla formazione) 01 Ott 2026 Continua
SANT AGOSTINO VESCOVO DI IPPONA E LA VITA COMUNE

Il nostro Ordine canonicale, non avendo un fondatore vero e proprio, fin da principio si è legato alla figura e alla spiritualità di Sant’Agostino d’Ippona, uno dei più grandi teologi, filosofi e Padri della Chiesa cattolica. È il Santo che più ha influito su noi Canonici Regolari Lateranensi denominati appunto “di S. Agostino”. Le nostre Costituzioni lo mettono al primo posto fra i promotori e riformatori della vita comune clericale. Sono tanti i titoli con cui è invocato: Padre insigne, Maestro interiore, Intellettuale sommo, Uomo dal cuore infiammato, Legislatore del vivere comune, Guida spirituale, Dottore della Grazia, Modello di santità. La nostra vita canonicale è legata alla sua esperienza vissuta nell’Episcopio d’Ippona dove volle avere con sé un monastero di chierici che vivevano sotto la sua regola, si dedicavano alla liturgia, alla preghiera corale e all’attività pastorale. Per questo, egli è fulvido esempio della nostra spiritualità e di tanti altri istituti religiosi.

Nasce a Tagaste (Algeria) nel 354 e muore il 28 agosto del 430. Dopo un’adolescenza sregolata, deluso dalla Bibbia, aderisce alla dottrina del manicheismo con la speranza di dare una risposta soddisfacente al conflitto tra bene e male. Consegue una carriera brillante, essendo dotato di uno spirito eclettico. Insegna retorica a Cartagine, a Roma e a Milano, dove, dopo un periodo di scetticismo e di crisi interiore, scopre il neoplatonismo e nel 387 si converte al cristianesimo, ricevendo il battesimo da S. Ambrogio. Rientrato a Tagaste, vive in gruppo con alcuni amici intellettuali, ma nel 391, per acclamazione popolare della comunità cristiana, viene avviato all’ordinazione presbiterale.

Divenuto vescovo di Ippona, esercita il ministero episcopale per oltre 40 anni. Pubblica varie opere fondamentali mediante le quali combatte le eresie dell’epoca, unisce filosofia platonica e fede cristiana, propone la ricerca interiore di Dio come verità, sostiene l’unione di fede e ragione, illustra la dottrina del peccato originale e della grazia, offre un’interpretazione originale del tempo e una visione della storia come lotta tra la città di Dio e quella terrena. Nell’opera autobiografica “Le Confessioni”, descrive la storia del suo appassionato cuore in continua ricerca della verità, dell’interiorità, della sapienza e della vita beata. Esorta continuamente i suoi chierici alla meditazione della Sacra Scrittura e allo studio per consolidare la fede attraverso una formazione permanente. Con tutte le forze egli cerca di far trionfare – in comunità e tra i fedeli – la carità che è la regina di tutte le virtù e la somma bellezza dell’anima. Quando i fratelli vivono unanimi e concordi, sicuramente regna in comunità la graz

ia che è partecipazione vera alla vita stessa di Dio attraverso lo Spirito di Cristo; con questo aiuto soprannaturale si ottiene la forza di perdonare i fratelli in caso di litigi o di aspre discussioni.

A Ippona il nostro Santo, vero contemplativo, mette in pratica i consigli evangelici della povertà, della castità e dell’obbedienza. Attraverso il suo esempio riesce ad infondere tra i confratelli un amore vero, umano e divino insieme, basato su una sana amicizia fraterna. La sua vita e i suoi scritti sono un forte richiamo a tendere alla santità attraverso la carità, “dolce e salutare vincolo delle anime” e a impegna

rsi in un continuo rinnovamento per amare Dio con sempre maggior vigore e fervore. Egli è convinto che se si cerca di imitare la forma di vita apostolica della primitiva comunità di Gerusalemme, allora aumenta il progresso spirituale comunitario e viene debellato l’egocentrismo e il tornaconto. La supremazia della carità è assicurata da una preghiera incessante che predispone l’animo a lodarecontinuamente Dio e a far crescere lo zelo della carità pastorale a favore del Popolo di Dio.

Le nostre Costituzioni citano spesso l’esperienza di vita comune di Ippona, che è attuale anche ai nostri giorni in quanto garantisce la fraternità autentica che è frutto di una continua conversione interiore.  Agostino, nei suoi scritti definisce la teologia della comunità in analogia alla teologia della chiesa, proponendo una forma di vita comunitaria di fratelli che vivono con gioia la comunione dei beni materiali e spirituali, senza nulla di proprio, inebriandosi del buon profumo di Cristo. La sua mirabile vita di comunità è illustrata in queste poche righe da Possidio: “In Africa rinunciò ai suoi beni. Insieme con coloro che s’erano uniti a lui viveva al servizio di Dio nel digiuno, nelle preghiere e nelle opere buone, meditando giorno e notte la legge del Signore” (Gesta Augustini, 3). Questi sono dunque i capisaldi della vita religiosa in comunità che racchiude qualcosa di affascinante e di bello, un ideale da annunciare ai giovani e una proposta da estendere agli amici.

“Il vostro è un ordine molto antico puramente clericale, giacchè mette in relazione la vita religiosa, da condurre in comune, con il ministero liturgico e pastorale.”